fragole #46

E’ solo che vorrei saper fare le magie per poterti portare sempre in tasca con me, dovunque io vada.

Trattalo bene.

Camillo mi ha portato le fragoline di bosco oggi. E’ il ragazzino più dolce del mondo, d’altronde ha un nome che ispira tantissima dolcezza, ha anche un cane piccolopiccolopiccolo così che sembra il cagnolino della Scottex e si chiama Leone ma sembra un TeddyBear. E’ entrato in camera mia e ha seguito le mie rondini e ha detto “Wow, le rondini sotto al soffitto!” indicando col dito all’insù. Camillo mi parla della ragazza che gli piace e secondo me lui è l’amore tenero dei sorrisi.
Poi è arrivato Antonio. L’ultima volta gli ho disegnato percorsi con le unghie sulla schiena. Erano autostrade, velocissime. Un pò lui si è arrabbiato, io non me n’ero accorta ma gli vado bene lo stesso. Penso che anche se scoppiassero altre tempeste, con lui ci passerò la vita. E’ che mi tiene forte e che a differenza di altri non mi dice cosa devo o non devo fare, non getta via la mia roba. I risvegli senza all’improvviso la tua roba sono allucinanti e orrendi. Mi capitò quella mattina a Napoli, che mi svegliai e quel ragazzo che tra l’altro usava i preservativi a fragola e per un po’ quanto basta avrei potuto affezionarmici, aveva buttato via tutto mentre dormivo. Mi chiusi la porta alle spalle e chiusi ogni rapporto con lui. Alessandro invece una volta mi disse che mangiare quasi contemporaneamente dolce e salato fa raggiungere il nirvana più in fretta. Cazzo e quanto adoro i Nirvana, altro che ponti. Peppe mi regalò quel poster del ‘92 originale dei Nirvana a grandezza umana. Me lo lasciò davanti alla porta , bussò e scappò via. Era innamorato. Dietro il poster scrisse con la sua calligrafia che riconoscerei tra mille “Trattalo bene”. Poi scoppiammo silenziosamente. Oggi ci chiamiamo quando abbiamo bisogno di piangere e da soli non ci riusciamo. E allora le parole a telefono diventano camomilla. Oppure quando siamo felici. Oppure quando arriva quel momento in cui la notte diventa mattina presto e ci scambiamo la musica e i sorrisi da lontanissimo. Ci vogliamo un bene dell’anima e ci leggiamo gli occhi a vicenda. I cipriani non sanno pronunciare la C e la dicono in modo strano. Qualche notte fa sono diventata Sakura e ho fatto l’amore dietro le buste nere enormi. Prima dondolavo. Antonio si è sporto dal bancone e io non riuscivo a centrargli le labbra, ho fumato troppo forte stasera.

E allora.

Io mi siedo e non parlo più, voglio solo ascoltarti, voglio soltanto starmene seduta ad assistere alla degenerazione.

Odio.

Odio a morte le persone che mi ruminano nelle orecchie, soprattutto quando poi intorno c’è silenzio. Ma talmente tanto che le strangolerei.